Diversi tipi di arroganza del potere

 

 

   L’arroganza del potere accomuna anche quei presidenti del Consiglio che in apparenza, sia come temperamento sia come comportamento, dovrebbero marcare una diversità. Ciò nondimeno, è vero che vi è arroganza ed arroganza. Vi è quella pacchiana e vistosa che si manifesta con un solo gesto, come accade con Berlusconi, la cui maschera da commedia dell’arte è, grazie ai sorrisi posticci che la segnano, ad un tempo fintamente ilare e tragicamente furbesca. Basta pensare che gli italiani - “un popolo di piccoli furbi…nelle piccole cose, ma di una ingenuità che sorpassa il ridicolo, che tocca l’imbecillità nelle grandi cose”, secondo il ritratto spietato che di esso traccia Curzio Malaparte in un libro poco noto, “Mussolini - Il grande imbecille” -, gli italiani, dicevo, si sono bevuti tanto le sue sesquipedali bugie quanto le sue volgari facezie, mentre della sua ‘corte dei miracoli’, composta da maschi e femmine e  plasmata a sua immagine e somiglianza, molti ridevano di gusto e i restanti (questo era il caso più penoso) si studiavano di atteggiare la bocca ad un sorriso sforzato.

 

  Quella di Berlusconi si può definire l’‘arroganza al potere’; ma vi è un altro tipo di arroganza, che si può definire l’‘arroganza del potere’. Chi la incarna in modo paradigmatico, nonostante l’aspetto signorilmente dimesso e il loden verde che è solito portare, è Mario Monti, come risulta dal seguente episodio. Durante un ricevimento, un’inviata della rete televisiva “La7” (la trasmissione era “Piazza Pulita”)  si avvicina col microfono a Monti e gli domanda se pensa di candidarsi alle prossime elezioni. Il presidente, che sta sorseggiando un drink, dopo averle rivolto un’occhiata distratta ed annoiata, le chiede a sua volta:

«Non ho capito la domanda».

La giornalista gliela ripete e lui allora, sfoderando il sorriso furbesco di chi arguteggia con un Calandrino qualsiasi, proferisce queste parole:

«Se me la dice in inglese, forse la capisco».

Non vi è bisogno di aggiungere che il tono, freddo e beffardo, è quello di chi davanti ad una formica si considera un gigante. Dopodiché, con un gesto che unisce l’arroganza al disprezzo le dice «grazie» e le volta le spalle con una mossa alla Greta Garbo. Abbiamo così potuto conoscere una dimensione della sua personalità, che quest’uomo, il quale sapeva di essere ripreso dalla tivvù, non si è affatto curato di nascondere. Lo spietato esecutore di interessi che non sono i nostri, il Quisling dell’epoca del capitalismo finanziario multinazionale, per cui esiste solo la lingua dell’Impero, ci ha rivelato che anche per un ascaro può valere la pena di essere insediato come presidente del Consiglio, se questo permette di togliersi qualche capriccio e di assaporare certe vittorie.

 

 

Orbilius